Boschi e alberi monumentali
I boschi della Val Comelico non sono uno sfondo, sono una presenza. Abeti rossi, larici e abeti bianchi coprono i versanti della valle con una densità e una continuità uniche. Entrare in questi boschi significa cambiare ritmo — quello dell’aria, della luce, del silenzio.
Gli alberi monumentali della Val Visdende
Nella verde Val Visdende, a 1.333 metri di altitudine, si trovano alcuni degli abeti più grandi del Triveneto: esemplari che superano i 50 metri di altezza e i 3 metri di diametro e oltre due secoli di età.
Alzando gli occhi tra le loro file, i rami chiudono la vista del cielo creando arcate naturali di una grandezza difficile da aspettarsi.
Un sentiero didattico a pannelli accompagna la visita e racconta la biologia, la storia e il valore di questi alberi: un percorso adatto a chi vuole passare qualche ora immerso nella natura.
La Regina della Val Comuna
Tra tutti gli alberi monumentali della Val Comelico ce n’è uno che ha un nome: la Regina della Val Comuna.
È l’abete rosso più grande dell’intero Triveneto — 50 metri di altezza, oltre 200 anni di età, ben oltre il ciclo di vita normale della sua specie che si ferma a 150-180 anni.
Si trova nella Val Comuna, a monte della Valgrande: prendi la strada che dalle Terme di Valgrande porta alle acque solforose e gira a destra all’incrocio dopo la salita. Vale la deviazione.
L'abete di risonanza
Tra gli abeti del Comelico cresce una varietà speciale: la Picea excelsa fissilis, conosciuta come abete di risonanza.
Il nome viene da lontano — quando i boscaioli facevano scorrere i tronchi a valle lungo le risine, i canali d’acqua scavati nel bosco, alcuni legni emettevano un suono dolce invece che sordo. Erano gli abeti di risonanza, e venivano messi da parte.
Oggi i liutai di tutta Europa vengono ancora in questi boschi a scegliere il legno per i propri strumenti: il legno della cassa armonica di violini, chitarre e contrabbassi nasce spesso da qui.
Per riconoscerli puoi farlo anche tu: batti un dito su un’estremità del tronco e ascolta se dall’altro lato si crea la risonanza.
I boschi delle regole
Ogni anno in Val Comelico vengono tagliati circa 35.000 metri cubi di legname.
L’80% proviene da boschi di proprietà delle Regole — le istituzioni comunitarie che gestiscono il patrimonio boschivo e pastorale della valle da oltre mille anni.
Ogni dieci anni un piano economico censisce tutti gli alberi con diametro superiore a 17,5 cm e stabilisce quanti e quali possono essere tagliati.
La specie dominante è l’abete rosso, che copre il 70% della superficie boschiva. Non è gestione: è un patto antico tra la comunità e il territorio, rinnovato ogni generazione.
La stua di Padola
A valle dell’abitato di Padola si trova la Stua: una diga artificiale sul torrente Padola, usata per secoli per trasportare il legname a valle.
Il meccanismo era semplice ma efficace: la diga veniva chiusa fino a formare un lago artificiale, poi aperta di colpo: la forza dell’acqua spingeva i tronchi fino al cidolo di Perarolo, in Cadore, dove venivano lavorati.
La Stua di Padola è la più antica ancora esistente — già citata in un documento del 1521 — e l’unica ancora visitabile. È rimasta per secoli al centro del commercio del legname: nel 1635 venne acquistata da Giacomo Gera di Candide, la famiglia più influente del settore, che la possiede tutt’oggi.
Una struttura semplice che racconta meglio di qualsiasi museo come funzionava l’economia della valle.